Esistenza “cristiforme” della vita consacrata

Il fondamento evangelico della vita consacrata va cercato nel rapporto speciale che Gesù, nella sua esistenza terrena, stabilì con alcuni dei suoi discepoli, invitandoli non solo ad accogliere il Regno di Dio nella propria vita, ma a porre la propria esistenza a servizio di questa causa, lasciando tutto e imitando da vicino la sua forma di vita.

Una tale esistenza «cristiforme», proposta a tanti battezzati lungo la storia, è possibile solo sulla base di una speciale vocazione e in forza di un peculiare dono dello Spirito. In essa, infatti, la consacrazione battesimale è portata ad una risposta radicale nella sequela di Cristo mediante l’assunzione dei consigli evangelici, primo ed essenziale tra essi il vincolo sacro della castità per il Regno dei Cieli. Questa speciale «sequela di Cristo», alla cui origine sta sempre l’iniziativa del Padre, ha, dunque, una connotazione essenzialmente cristologica e pneumatologica, esprimendo così in modo particolarmente vivo il carattere trinitario della vita cristiana, della quale anticipa in qualche modo la realizzazione escatologica a cui tutta la Chiesa tende.

Molte sono, nel Vangelo, le parole e i gesti di Cristo che illuminano il senso di questa speciale vocazione.

(Beato Giovanni Paolo II, Vita Consacrata, nº 14)

Siate ciò che ricevete e ricevete ciò che siete

giovanni-paolo-ii-eucaristiaL’Eucaristia costituisce il momento culminante nel quale Gesù, nel suo Corpo donato e nel suo Sangue versato per la nostra salvezza, svela il mistero della sua identità ed indica il senso della vocazione d’ogni credente. Il significato della vita umana è, infatti, tutto in quel Corpo ed in quel Sangue, poiché da essi sono giunti a noi la vita e la salvezza. Con essi deve, in qualche modo, identificarsi l’esistenza stessa della persona, la quale realizza se stessa nella misura in cui sa farsi, a sua volta, dono per gli altri.

Nell’Eucaristia tutto questo è misteriosamente significato nel segno del pane e del vino, memoriale della Pasqua del Signore: il credente che si nutre di quel Corpo donato e di quel Sangue versato riceve la forza di trasformarsi a sua volta in dono. Come dice sant’Agostino: “Siate ciò che ricevete e ricevete ciò che siete” (Discorso 272, 1: Nella Pentecoste).

Nell’incontro con l’Eucaristia alcuni scoprono di essere chiamati a diventare ministri dell’Altare, altri a contemplare la bellezza e la profondità di questo mistero, altri a riversarne l’impeto d’amore sui poveri e i deboli, ed altri ancora a coglierne il potere trasformante nelle realtà e nei gesti della vita d’ogni giorno. Ciascun credente trova nell’Eucaristia non solo la chiave interpretativa della propria esistenza, ma il coraggio per realizzarla, sì da costruire, nella diversità dei carismi e delle vocazioni, l’unico Corpo di Cristo nella storia.

(Beato Giovanni Paolo II, Messaggio per la giornata di preghiera per le vocazioni, 14 Maggio 2000)

Immacolata Concezione

Immacolata concezione1. “Io porrò inimicizia tra te e la donna . . . questa ti schiaccerà la testa” (Gen 3, 15).

Queste parole pronunciate dal Creatore nel giardino dell’Eden sono presenti nella liturgia della festa odierna.

Esse sono presenti nella teologia dell’Immacolata Concezione. Con esse Dio ha abbracciato la storia dell’uomo in terra dopo il peccato originale:

“Inimicizia” tra il tentatore – il fautore del peccato – e la donna.

Questa lotta riempie la storia dell’uomo sulla terra, cresce nella storia dei popoli, delle nazioni, dei sistemi, e infine dell’umanità intera.

Questa lotta raggiunge, nella nostra epoca, un nuovo livello di tensione.

Tu, o Genitrice di Dio, sei in mezzo alla nostra storia. Sei in mezzo a questa tensione.

L’Immacolata Concezione non ti ha escluso da essa, ma ti ha radicato ancor di più in essa.

2. Oggi veniamo, come ogni anno, a te, Madonna di piazza di Spagna, consapevoli più che mai di quella lotta e del combattimento, che si svolgono nelle anime degli uomini, tra la grazia e il peccato, tra la fede e l’indifferenza o addirittura il rifiuto di Dio.

Siamo consapevoli di queste lotte che scuotono il mondo contemporaneo. Consapevoli di quella “inimicizia” che dall’origine ti contrappone al tentatore, a colui che inganna l’uomo dall’inizio, ed è il “padre della menzogna”, il “principe delle tenebre”, e insieme il “principe di questo mondo” (Gv 12, 31).

Tu, che “schiacci la testa del serpente”, non permettere che noi cediamo.

Non permettere che ci lasciamo vincere dal male, ma fa’ che noi stessi vinciamo il male con il bene.

3. O tu, vittoriosa nella tua Immacolata Concezione, vittoriosa con la potenza di Dio stesso, con la potenza della grazia.

Ecco, si china su di te Dio Padre eterno.

Ecco, si china su di te il Figlio, della stessa sostanza del Padre,

Tuo Figlio crocifisso e risorto.

Ecco, ti abbraccia la potenza dell’Altissimo: lo Spirito Santo, il fautore della santità.

L’eredità del peccato ti è estranea.

Sei “piena di grazia”.

Si apre in te il regno di Dio stesso.

Si apre in te il nuovo avvenire dell’uomo, dell’uomo redento, liberato dal peccato.

Che questo avvenire penetri, come la luce d’Avvento, le tenebre che si stendono sulla terra, che cadono sui cuori umani e sulle coscienze.

O Immacolata!

“Madre, che ci conosci, rimani con i tuoi figli”.

Amen.

 (Beato Giovanni Paolo II, Preghiera alla Immacolata Concezione, 8 Dicembre 1984)

I genitori sono i primi e principali educatori dei propri figli

genitori sono i primi e principali educatori dei propri figli ed hanno anche in questo campo unafondamentale competenza: sonoeducatori perché genitori. Essi condividono la loro missione educativa con altre persone e istituzioni, come la Chiesa e lo Stato; ciò tuttavia deve sempre avvenire nella corretta applicazione del principio di sussidiarietà. Questo implica la legittimità ed anzi la doverosità di un aiuto offerto ai genitori, ma trova nel loro diritto prevalente e nelle loro effettive possibilità il suo intrinseco e invalicabile limite. Il principio di sussidiarietà si pone, pertanto, al servizio dell’amore dei genitori, venendo incontro al bene del nucleo familiare. I genitori, infatti, non sono in grado di soddisfare da soli ad ogni esigenza dell’intero processo educativo, specialmente per quanto concerne l’istruzione e l’ampio settore della socializzazione. La sussidiarietà completa così l’amore paterno e materno, confermandone il carattere fondamentale, perché ogni altro partecipante al processo educativo non può che operare a nome dei genitori, con il loro consenso e, in una certa misura, persino su loro incarico. (…)

Uno dei campi in cui la famiglia è insostituibile è certamente quello dell’educazione religiosa,grazie alla quale la famiglia cresce come « chiesa domestica ». L’educazione religiosa e la catechesi dei figli collocano la famiglia nell’ambito della Chiesa come un vero soggetto di evangelizzazione e di apostolato. Si tratta di un diritto intimamente connesso col principio della libertà religiosa. Le famiglie, e più concretamente i genitori, hanno libera facoltà di scegliere per i loro figli un determinato modo di educazione religiosa e morale corrispondente alle proprie convinzioni. Ma anche quando essi affidano tali compiti ad istituzioni ecclesiastiche o a scuole gestite da personale religioso, è necessario che la loro presenza educativa continui ad esserecostante ed attiva.

(Giovanni Paolo II, Lettera alle famiglie, 1994)