Siate ciò che ricevete e ricevete ciò che siete

giovanni-paolo-ii-eucaristiaL’Eucaristia costituisce il momento culminante nel quale Gesù, nel suo Corpo donato e nel suo Sangue versato per la nostra salvezza, svela il mistero della sua identità ed indica il senso della vocazione d’ogni credente. Il significato della vita umana è, infatti, tutto in quel Corpo ed in quel Sangue, poiché da essi sono giunti a noi la vita e la salvezza. Con essi deve, in qualche modo, identificarsi l’esistenza stessa della persona, la quale realizza se stessa nella misura in cui sa farsi, a sua volta, dono per gli altri.

Nell’Eucaristia tutto questo è misteriosamente significato nel segno del pane e del vino, memoriale della Pasqua del Signore: il credente che si nutre di quel Corpo donato e di quel Sangue versato riceve la forza di trasformarsi a sua volta in dono. Come dice sant’Agostino: “Siate ciò che ricevete e ricevete ciò che siete” (Discorso 272, 1: Nella Pentecoste).

Nell’incontro con l’Eucaristia alcuni scoprono di essere chiamati a diventare ministri dell’Altare, altri a contemplare la bellezza e la profondità di questo mistero, altri a riversarne l’impeto d’amore sui poveri e i deboli, ed altri ancora a coglierne il potere trasformante nelle realtà e nei gesti della vita d’ogni giorno. Ciascun credente trova nell’Eucaristia non solo la chiave interpretativa della propria esistenza, ma il coraggio per realizzarla, sì da costruire, nella diversità dei carismi e delle vocazioni, l’unico Corpo di Cristo nella storia.

(Beato Giovanni Paolo II, Messaggio per la giornata di preghiera per le vocazioni, 14 Maggio 2000)

Immacolata Concezione

Immacolata concezione1. “Io porrò inimicizia tra te e la donna . . . questa ti schiaccerà la testa” (Gen 3, 15).

Queste parole pronunciate dal Creatore nel giardino dell’Eden sono presenti nella liturgia della festa odierna.

Esse sono presenti nella teologia dell’Immacolata Concezione. Con esse Dio ha abbracciato la storia dell’uomo in terra dopo il peccato originale:

“Inimicizia” tra il tentatore – il fautore del peccato – e la donna.

Questa lotta riempie la storia dell’uomo sulla terra, cresce nella storia dei popoli, delle nazioni, dei sistemi, e infine dell’umanità intera.

Questa lotta raggiunge, nella nostra epoca, un nuovo livello di tensione.

Tu, o Genitrice di Dio, sei in mezzo alla nostra storia. Sei in mezzo a questa tensione.

L’Immacolata Concezione non ti ha escluso da essa, ma ti ha radicato ancor di più in essa.

2. Oggi veniamo, come ogni anno, a te, Madonna di piazza di Spagna, consapevoli più che mai di quella lotta e del combattimento, che si svolgono nelle anime degli uomini, tra la grazia e il peccato, tra la fede e l’indifferenza o addirittura il rifiuto di Dio.

Siamo consapevoli di queste lotte che scuotono il mondo contemporaneo. Consapevoli di quella “inimicizia” che dall’origine ti contrappone al tentatore, a colui che inganna l’uomo dall’inizio, ed è il “padre della menzogna”, il “principe delle tenebre”, e insieme il “principe di questo mondo” (Gv 12, 31).

Tu, che “schiacci la testa del serpente”, non permettere che noi cediamo.

Non permettere che ci lasciamo vincere dal male, ma fa’ che noi stessi vinciamo il male con il bene.

3. O tu, vittoriosa nella tua Immacolata Concezione, vittoriosa con la potenza di Dio stesso, con la potenza della grazia.

Ecco, si china su di te Dio Padre eterno.

Ecco, si china su di te il Figlio, della stessa sostanza del Padre,

Tuo Figlio crocifisso e risorto.

Ecco, ti abbraccia la potenza dell’Altissimo: lo Spirito Santo, il fautore della santità.

L’eredità del peccato ti è estranea.

Sei “piena di grazia”.

Si apre in te il regno di Dio stesso.

Si apre in te il nuovo avvenire dell’uomo, dell’uomo redento, liberato dal peccato.

Che questo avvenire penetri, come la luce d’Avvento, le tenebre che si stendono sulla terra, che cadono sui cuori umani e sulle coscienze.

O Immacolata!

“Madre, che ci conosci, rimani con i tuoi figli”.

Amen.

 (Beato Giovanni Paolo II, Preghiera alla Immacolata Concezione, 8 Dicembre 1984)

Gesù Cristo Re dell’Universo

Oggi la Basilica di San Pietro risuona della liturgia di una solennità insolita (…) la solennità di nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo (…) Cristo è salito sulla croce come un Re singolare: come l’eterno testimone della verità. “Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità” (Gv 18,37). Questa testimonianza è la misura delle nostre opere. La misura della vita. La verità per la quale Cristo ha dato la vita – che ha confermato con la risurrezione – è la fondamentale sorgente della dignità dell’uomo. Il regno di Cristo si manifesta, come insegna il Concilio, nella “regalità” dell’uomo. Bisogna che noi sappiamo, in questa luce, partecipare a ogni sfera della vita contemporanea e formarla (…) ognuno è invitato a misurarsi, in adesione coerente e coraggiosa alle esigenze poste dal Battesimo e dalla Confermazione e confermate dalla partecipazione all’Eucaristia. Chiedo a tutti e a ciascuno di non tirarsi indietro di fronte alle proprie responsabilità. Lo chiedo nella Solennità liturgica di Cristo Re. Cristo, in un certo senso, sta sempre davanti al tribunale delle coscienze umane, come una volta si trovò davanti al tribunale di Pilato. Egli ci rivela sempre la verità del suo regno. E sempre s’incontra, da tante parti, con la replica “che cos’è la verità” (Gv 18,38). Per questo sia egli ancora più vicino a noi. Sia il suo regno sempre più in noi. Ricambiamolo con l’amore al quale ci ha chiamati, e in lui amiamo sempre di più la dignità di ogni uomo! Allora saremo veramente partecipi della sua missione. Diventeremo apostoli del suo regno.

(Giovanni Paolo II, Omelia nella solennità di Cristo Re, 25 novembre 1979)

I genitori sono i primi e principali educatori dei propri figli

genitori sono i primi e principali educatori dei propri figli ed hanno anche in questo campo unafondamentale competenza: sonoeducatori perché genitori. Essi condividono la loro missione educativa con altre persone e istituzioni, come la Chiesa e lo Stato; ciò tuttavia deve sempre avvenire nella corretta applicazione del principio di sussidiarietà. Questo implica la legittimità ed anzi la doverosità di un aiuto offerto ai genitori, ma trova nel loro diritto prevalente e nelle loro effettive possibilità il suo intrinseco e invalicabile limite. Il principio di sussidiarietà si pone, pertanto, al servizio dell’amore dei genitori, venendo incontro al bene del nucleo familiare. I genitori, infatti, non sono in grado di soddisfare da soli ad ogni esigenza dell’intero processo educativo, specialmente per quanto concerne l’istruzione e l’ampio settore della socializzazione. La sussidiarietà completa così l’amore paterno e materno, confermandone il carattere fondamentale, perché ogni altro partecipante al processo educativo non può che operare a nome dei genitori, con il loro consenso e, in una certa misura, persino su loro incarico. (…)

Uno dei campi in cui la famiglia è insostituibile è certamente quello dell’educazione religiosa,grazie alla quale la famiglia cresce come « chiesa domestica ». L’educazione religiosa e la catechesi dei figli collocano la famiglia nell’ambito della Chiesa come un vero soggetto di evangelizzazione e di apostolato. Si tratta di un diritto intimamente connesso col principio della libertà religiosa. Le famiglie, e più concretamente i genitori, hanno libera facoltà di scegliere per i loro figli un determinato modo di educazione religiosa e morale corrispondente alle proprie convinzioni. Ma anche quando essi affidano tali compiti ad istituzioni ecclesiastiche o a scuole gestite da personale religioso, è necessario che la loro presenza educativa continui ad esserecostante ed attiva.

(Giovanni Paolo II, Lettera alle famiglie, 1994)

PREGHIERA DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II PER LA PACE

PREGHIERA DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II
PER LA PACE 

Chiesa greco-ortodossa di Quneitra – Lunedì, 7 maggio 2001

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Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio” (Mt 5, 9). Da questo luogo, tanto deturpato dalla guerra, desidero levare il mio cuore e la mia voce in una preghiera per la pace in Terra Santa e nel mondo. La pace autentica è un dono di Dio. La nostra apertura verso tale dono esige una conversione dei cuori e una coscienza obbediente alla Sua Legge. Col pensiero alle tristi notizie dei conflitti e delle morti che persino oggi giungono da Gaza, la mia preghiera si fa più intensa.

Dio di infinita misericordia e bontà,
con cuore grato oggi ti rivolgiamo una preghiera
in questa terra, in passato percorsa da San Paolo.
Alle nazioni egli ha proclamato la verità che Dio in Cristo ha riconciliato a sé il mondo (cfr 2 Cor 5, 19).
Possa la Tua voce riecheggiare nel cuore di tutti gli uomini e le donne,
mentre li chiami a seguire il cammino di riconciliazione e di pace,
e ad essere misericordiosi così come Tu sei misericordioso.

Signore, Tu annunci parole di pace al tuo popolo
e a coloro che ritornano a te con tutto il cuore (cfr Sal 85, 9).
Ti preghiamo per tutti i popoli del Medio Oriente.
Aiutali ad abbattere i muri dell’ostilità e della divisione
e a edificare insieme un mondo di giustizia e solidarietà.

Signore, Tu crei nuovi cieli e una nuova terra (cfr Is 65, 17).
Affidiamo a Te i giovani di queste terre.
Nei loro cuori essi aspirano a un futuro più luminoso;
rafforza la loro determinazione a essere uomini e donne di pace,
e annunciatori di nuova speranza ai loro popoli.

Padre, Tu fai nascere la giustizia dalla terra (cfr Is 45, 8).
Preghiamo per le autorità civili di questa regione,
affinché ambiscano a soddisfare le giuste aspirazioni della loro gente,
e a educare i giovani alla giustizia e alla pace.
Ispirali a operare generosamente per il bene comune,
a rispettare la dignità inalienabile di ogni persona umana
e i diritti fondamentali, che traggono origine
nell’immagine e nella somiglianza del Creatore,
impressa su ogni essere umano.

In modo particolare preghiamo per i responsabili di questa nobile terra di Siria.
Concedi loro saggezza, lungimiranza e perseveranza;
che essi non cedano mai allo scoraggiamento nel loro impegnativo compito
di edificare la pace duratura a cui tutti i popoli anelano.

Padre Celeste,
in questo luogo che ha visto la conversione dell’Apostolo Paolo,
preghiamo per tutti coloro che credono nel Vangelo di Gesù Cristo.
Guida i loro passi nella verità e nell’amore.
Possano essi essere una cosa sola, così come Tu sei una cosa sola con il Figlio e lo Spirito Santo.
Possano essi recare testimonianza della pace che sorpassa ogni intelligenza (cfr. Fil 4, 7)
e della luce che trionfa sul buio dell’ostilità, del peccato e della morte.

Signore del cielo e della terra, Creatore dell’unica famiglia umana,
preghiamo per i seguaci di tutte le religioni.
Possano essi cercare la Tua volontà nella preghiera e nella purezza del cuore;
possano essi adorarTi e glorificare il Tuo santo nome.
Aiutali a trovare in Te la forza per superare paure e sfiducia,
per far crescere l’amicizia e per vivere insieme in armonia.

Padre Misericordioso,
possano tutti i credenti trovare il coraggio di perdonarsi gli uni gli altri,
affinché tutte le ferite del passato guariscano,
e non siano un pretesto per ulteriori sofferenze nel presente.
Possa ciò realizzarsi soprattutto in Terra Santa,
questa terra che hai benedetto con tanti segni della Tua Provvidenza,
e dove Ti sei manifestato come Dio di Amore.

Alla Madre di Gesù, la beata Vergine Maria,
affidiamo gli uomini e le donne che vivono nella terra in cui ha vissuto Gesù.
Seguendo il Suo esempio, possano essi ascoltare la Parola di Dio,
e provare rispetto e compassione per gli altri,
soprattutto per quanti sono diversi da loro.
Possano essi ispirarsi all’unità di cuore e di mente,
operando affinché il mondo sia una vera casa per tutti i suoi popoli!

Salam! Salam! Salam!
Amen!

In conclusione desidero rivolgere una parola di apprezzamento alla Forza Internazionale che è di stanza qui. La vostra presenza è un segno della determinazione della comunità internazionale a essere d’aiuto per rendere più vicino il giorno in cui vi sarà armonia tra i popoli, le culture e le religioni di quest’area. Possa Dio Onnipotente proteggervi e sostenere i vostri sforzi!

Vangelo della Vita

“Cari fratelli e sorelle, guardiamo a Dio come al Dio della vita, guardiamo alla sua legge, al messaggio del Vangelo come a una via di libertà e di vita. Il Dio Vivente ci fa liberi! Diciamo sì all’amore e no all’egoismo, diciamo sì alla vita e no alla morte, diciamo sì alla libertà e no alla schiavitù dei tanti idoli del nostro tempo; in una parola diciamo sì a Dio, che è amore, vita e libertà, e mai delude, a Dio che è il Vivente e il Misericordioso”.

(Papa Francesco, Giornata Evangelium Vitae, 16 Giugno 2013)

“Il Creatore ha affidato la vita dell’uomo alla sua responsabile sollecitudine, non perché ne disponga in modo arbitrario, ma perché la custodisca con saggezza e la amministri con amorevole fedeltà. Il Dio dell’Alleanza ha affidato la vita di ciascun uomo all’altro uomo suo fratello, secondo la legge della reciprocità del dare e del ricevere, del dono di sé e dell’accoglienza dell’altro. Nella pienezza dei tempi, incarnandosi e donando la sua vita per l’uomo, il Figlio di Dio ha mostrato a quale altezza e profondità possa giungere questa legge della reciprocità. Con il dono del suo Spirito, Cristo dà contenuti e significati nuovi alla legge della reciprocità, all’affidamento dell’uomo all’uomo. Lo Spirito, che è artefice di comunione nell’amore, crea tra gli uomini una nuova fraternità e solidarietà, vero riflesso del mistero di reciproca donazione e accoglienza proprio della Trinità santissima. Lo stesso Spirito diventa la legge nuova, che dona ai credenti la forza e sollecita la loro responsabilità per vivere reciprocamente il dono di sé e l’accoglienza dell’altro, partecipando all’amore stesso di Gesù Cristo e secondo la sua misura”.

(Beato Giovanni Paolo II, Evangelium Vitae, nº 76).

Cristo, Verbo incarnato, ci “ha amati con un cuore d’uomo”

Al reverendo padre Peter-Hans Kolvenbach,
Preposito generale della Compagnia di Gesù.

istituto_verbo_incarnatoNel corso del mio pellegrinaggio a Paray-le-Monial, ho voluto venire a pregare nella cappella dove si venera la tomba del beato Claude La Colombière. Egli fu “il servitore fedele” che, nel suo amore provvidenziale, il Signore ha dato a santa Marguerite-Marie Alacoque come direttore spirituale. Fu così che egli fu indotto, per primo, a diffondere il suo messaggio. In pochi anni di vita religiosa e di intenso ministero, egli si rivelò un “figlio esemplare” della Compagnia di Gesù alla quale, secondo la testimonianza della stessa santa Marguerite-Marie, Cristo aveva affidato l’incarico di diffondere il culto del suo cuore divino.

So con quale generosità la Compagnia di Gesù ha accolto questa mirabile missione e con quale ardore essa ha cercato di adempierla nel miglior modo possibile nel corso degli ultimi tre secoli: ma desidero, in questa occasione solenne, esortare tutti i membri della Compagnia a promuovere con maggior zelo ancora tale devozione che risponde più che mai alle attese dei nostri tempi.

Infatti, se il Signore ha voluto nella sua Provvidenza che agli albori dei tempi moderni, nel XVII secolo, partisse da Paray-le-Monial un potente impulso a favore della devozione al cuore di Cristo, nelle forme indicate nelle rivelazioni ricevute da santa Marguerite-Marie, gli elementi essenziali di tale devozione appartengono dunque in modo permanente alla spiritualità della Chiesa nel corso della sua storia, poiché fin dal principio la Chiesa ha rivolto il suo sguardo al cuore di Cristo trafitto sulla croce da cui sgorgano sangue e acqua, simboli dei sacramenti che costituiscono la Chiesa; e, nel cuore del Verbo incarnato, i Padri dell’Oriente e dell’Occidente cristiano hanno visto il principio dell’intera opera della nostra salvezza, frutto dell’amore del divino Redentore il cui cuore trafitto è un simbolo particolarmente espressivo. Il desiderio di “conoscere intimamente il Signore” e di “intrattenere un colloquio” con lui, cuore a cuore, è caratteristica – grazie agli esercizi spirituali – del dinamismo spirituale e apostolico ignaziano, totalmente al servizio dell’amore al cuore di Dio.

Il Concilio Vaticano II, mentre ci ricorda che Cristo, Verbo incarnato, ci “ha amati con un cuore d’uomo”, ci assicura che “il suo messaggio lontano dallo sminuire l’uomo, serve al suo progresso infondendo luce, vita e libertà e, all’infuori di esso, niente può soddisfare il cuore dell’uomo” (Gaudium et Spes, 22, 21). Dal cuore di Cristo, il cuore dell’uomo impara a conoscere il senso vero e unico della sua vita e del suo destino, a comprendere il valore di una vita autenticamente cristiana, a guardarsi da certe perversioni del cuore umano, a unire all’amore filiale verso Dio, l’amore del prossimo. Così – ed è questa la vera riparazione chiesta dal cuore del Salvatore – sulle rovine accumulate dall’odio e dalla violenza, potrà essere costruita la civiltà dell’amore tanto desiderato, il regno del cuore di Cristo.

Per questi motivi, desidero vivamente che proseguiate con una azione perseverante la diffusione del vero culto del cuore di Cristo, e che siate sempre pronti a offrire un contributo efficace ai miei fratelli nell’episcopato al fine di promuovere ovunque questo culto preoccupandovi di trovare i mezzi più adeguati per presentarlo e per praticarlo, affinché l’uomo di oggi, con la propria mentalità e sensibilità, vi scopra la vera risposta ai suoi interrogativi e alle sue attese. Come l’anno scorso, in occasione del congresso dell’Apostolato della preghiera, vi avevo affidato particolarmente quest’Opera strettamente legata alla devozione al Sacro Cuore, anche oggi nel corso del mio pellegrinaggio a Paray-le-Monial, vi chiedo di compiere tutti gli sforzi possibili per adempiere sempre meglio alla missione che Cristo stesso vi ha affidato; la diffusione del culto del suo cuore divino.

Gli abbondanti frutti spirituali che ha prodotto la devozione al cuore di Gesù sono ampiamente riconosciuti. Esprimendosi soprattutto con la pratica dell’ora santa, della confessione e della comunione nei primi venerdì del mese, essa ha contribuito a spronare generazioni di cristiani a pregare di più e a partecipare più di frequente ai sacramenti della Penitenza e dell’Eucaristia. Sono vie che è auspicabile proporre ancora oggi ai fedeli.

Che la protezione materna della Beata Vergine Maria vi assista: fu in occasione della festa della Visitazione che tale missione vi fu affidata nel 1688 e nella vostra opera apostolica, sia per voi di sostegno e conforto la benedizione apostolica che impartisco di cuore a tutta la Compagnia di Gesù, da Paray-le-Monial!

From: vatican.va

Giovanni Paolo II e la Madonna di Fatima

Durante il suo viaggio apostolico in Polonia il Papa Giovanni Paolo II consacrò a Zakopane una chiesa dedicato al Cuore Immacolato di Maria. La Chiesa fu voluta dai  cattolici polacchi come ringraziamento alla Madonna di Fatima per aver salvato la vita al Santo Padre nella tragica giornata del 13 maggio 1981.

Queste le parole del Papa all’omelia:

“Cari Fratelli e Sorelle! Il vostro santuario a Krzeptòwki mi è particolarmente vicino e caro. Onorate in esso la Madonna di Fatima nella sua statua. Con la storia di questo santuario si unisce anche l’evento che ebbe luogo in Piazza San Pietro, il 13 maggio 1981. Sperimentai allora il pericolo mortale della vita e la sofferenza, e al tempo stesso la grande misericordia di Dio. Per intercessione della Madonna di Fatima, mi fu ridonata la vita. Durante il mio soggiorno nel Policlinico Gemelli fui oggetto di una vasta manifestazione di benevolenza umana da tutte le parti del mondo: essa si espresse soprattutto nella preghiera. Davanti agli occhi avevo allora la scena della vita dei primi cristiani, che “elevarono a Dio una preghiera incessante” (cfr At 12, 5), quando la vita di Pietro era esposta a grave pericolo.

So che a quella preghiera della Chiesa in tutta la terra per il mio ritorno alla salute e al ministero di Pietro partecipava anche Zakopane. So che vi riunivate nelle vostre chiese parrocchiali, ed anche nella cappella della Madonna di Fatima a Krzeptòwki, per recitare il rosario onde ottenermi il ricupero della salute e delle forze. Allora nacque anche il progetto di costruire in questo luogo, ai piedi del monte Giewont, un santuario alla Madonna di Fatima, come voto di ringraziamento per la salvezza della mia vita. So che questo santuario, che oggi posso consacrare, venne costruito da tante mani e da tanti cuori uniti dal lavoro, dal sacrificio e dall’amore per il Papa. Mi è difficile parlarne senza commuovermi.

Cari Fratelli e Sorelle! Sono venuto da voi per ringraziarvi per la vostra bontà, il vostro ricordo e la vostra preghiera, che continua. Sono stato il vostro pastore, come Metropolita di Cracovia, per vent’anni; oggi vengo da voi come Successore di san Pietro. Sempre mi avete aiutato. Eravate con me e comprendevate le mie preoccupazioni. Lo sentivo. Era per me un grande sostegno. Oggi vi ringrazio di tutto cuore per questo atteggiamento di fede e di dedizione alla Chiesa. Sempre qui, in questa terra di Podhale, il Vescovo aveva un sostegno in voi. Aveva qui un sostegno la Patria, specialmente nei momenti difficili della sua storia. Sono venuto per dirvi, per tutto questo: “Bág zaplak!” (“Dio vi ripaghi!”). Qui, insieme a voi, voglio ancora una volta ringraziare la Signora di Fatima per il dono della vita salvata, come feci a Fatima, quindici anni fa. Totus Tuus . . . Ringrazio tutti per questo tempio. Contiene il vostro amore per la Chiesa e per il Papa. E’ in certo senso la continuazione della mia gratitudine verso Dio e verso la sua Madre. Insieme a voi gioisco molto di questo dono”.

 Anche noi oggi vogliamo ringraziare la Madonna di Fatima per il dono della vita di Giovanni Paolo II!

(Omelia a Zakopane, Polonia, 7 giugno 1997)