Preghiera a Gesù Cristo, il Verbo Incarnato

Signore Gesù, pienezza del tempo e signore della storia, (…) donaci un cuore umile e semplice, perché contempliamo con meraviglia sempre nuova il mistero dell’Incarnazione, quando tu, Figlio dell’Altissimo, nel grembo della Vergine, santuario dello Spirito, sei divenuto nostro Fratello.

(Lode e gloria a te, o Cristo, oggi e nei secoli eterni).

Gesù, inizio e compimento dell’uomo nuovo, converti a te i nostri cuori, perché, abbandonati i sentieri dell’errore, camminiamo sulle tue orme per la via che conduce alla vita. Fa’ che, fedeli alle promesse del Battesimo, viviamo con coerenza la nostra fede, testimoniando con impegno la tua parola, perché nella famiglia e nella società risplenda la luce vivificante del Vangelo.

(Lode e gloria a te, o Cristo, oggi e nei secoli eterni).

Gesù, potenza e sapienza di Dio, accendi in noi l’amore per la divina Scrittura, dove risuona la voce del Padre, che illumina e infiamma, nutre e consola. Tu, Parola del Dio vivente, rinnova nella Chiesa lo slancio missionario, perché tutti i popoli giungano alla conoscenza di te, vero Figlio di Dio e vero Figlio dell’ uomo, unico Mediatore tra l’uomo e Dio.

(Lode e gloria a te, o Cristo, oggi e nei secoli eterni).

Gesù, sorgente di unità e di pace, rafforza la comunione nella tua Chiesa, dona slancio al movimento ecumenico, perché tutti i tuoi discepoli, con la forza del tuo Spirito, diventino tra loro una cosa sola. Tu che ci hai dato come norma di vita il comandamento nuovo dell’amore, rendici costruttori di un mondo solidale, in cui la guerra sia vinta dalla pace, la cultura della morte dall’impegno per la vita.

(Lode e gloria a te, o Cristo, oggi e nei secoli eterni).

Gesù, Unigenito del Padre, pieno di grazia e di verità, luce che illumina ogni uomo, dona a chi ti cerca con cuore sincero l’abbondanza della tua vita. A te, Redentore dell’uomo, principio e fine del tempo e del cosmo, al Padre, fonte inesauribile d’ogni bene, allo Spirito Santo, sigillo dell’infinito amore, ogni onore e gloria nei secoli eterni. Amen.

PREGHIERA  DI GIOVANNI PAOLO II
PER IL PRIMO ANNO DI PREPARAZIONE
AL GRANDE GIUBILEO 2000

I santi Cirillo e Metodio: Patroni di tutta l’Europa

Cirillo e Metodio, fratelli, greci, nativi di Tessalonica, la città dove visse e operò san Paolo, fin dall’inizio della loro vocazione, entrarono in stretti rapporti culturali e spirituali con la Chiesa patriarcale di Costantinopoli, allora fiorente per cultura e attività missionaria alla cui alta scuola essi si formarono [4]. Entrambi avevano scelto lo stato religioso unendo i doveri della vocazione religiosa con il servizio missionario, di cui diedero una prima testimonianza recandosi ad evangelizzare i Cazari della Crimea.

La loro preminente opera evangelizzatrice fu, tuttavia, la missione nella Grande Moravia tra i popoli, che abitavano allora la penisola balcanica e le terre percorse dal Danubio; essa fu intrapresa su richiesta del principe di Moravia Roscislaw, presentata all’imperatore e alla Chiesa di Costantinopoli. Per corrispondere alle necessità del loro servizio apostolico in mezzo ai popoli slavi tradussero nella loro lingua i libri sacri a scopo liturgico e catechetico, gettando con questo le basi di tutta la letteratura nelle lingue dei medesimi popoli. Giustamente perciò essi sono considerati non solo gli apostoli degli slavi ma anche i padri della cultura tra tutti questi popoli e tutte queste nazioni, per i quali i primi scritti della lingua slava non cessano di essere il punto fondamentale di riferimento nella storia della loro letteratura.

Cirillo e Metodio svolsero il loro servizio missionario in unione sia con la Chiesa di Costantinopoli, dalla quale erano stati mandati, sia con la sede romana di Pietro, dalla quale furono confermati, manifestando in questo modo l’unità della Chiesa, che durante il periodo della loro vita e della loro attività non era colpita dalla sventura della divisione tra l’oriente e l’occidente, nonostante le gravi tensioni, che, in quel tempo, segnarono le relazioni fra Roma e Costantinopoli.

A Roma Cirillo e Metodio furono accolti con onore dal Papa e dalla Chiesa romana e trovarono approvazione e appoggio per tutta la loro opera apostolica ed anche per la loro innovazione di celebrare la liturgia nella lingua slava, osteggiata in alcuni ambienti occidentali. A Roma concluse la sua vita Cirillo (14 febbraio 869) e fu sepolto nella Chiesa di san Clemente, mentre Metodio fu dal Papa ordinato arcivescovo dell’antica sede di Sirmio e fu inviato in Moravia per continuarvi la sua provvidenziale opera apostolica, proseguita con zelo e coraggio insieme ai suoi discepoli e in mezzo al suo popolo sino al termine della sua vita (6 aprile 885).

(Giovanni Paolo II, Lettera Apostolica Egregiae Virtutis, 31 dicembre 1980)

Esistenza “cristiforme” della vita consacrata

Il fondamento evangelico della vita consacrata va cercato nel rapporto speciale che Gesù, nella sua esistenza terrena, stabilì con alcuni dei suoi discepoli, invitandoli non solo ad accogliere il Regno di Dio nella propria vita, ma a porre la propria esistenza a servizio di questa causa, lasciando tutto e imitando da vicino la sua forma di vita.

Una tale esistenza «cristiforme», proposta a tanti battezzati lungo la storia, è possibile solo sulla base di una speciale vocazione e in forza di un peculiare dono dello Spirito. In essa, infatti, la consacrazione battesimale è portata ad una risposta radicale nella sequela di Cristo mediante l’assunzione dei consigli evangelici, primo ed essenziale tra essi il vincolo sacro della castità per il Regno dei Cieli. Questa speciale «sequela di Cristo», alla cui origine sta sempre l’iniziativa del Padre, ha, dunque, una connotazione essenzialmente cristologica e pneumatologica, esprimendo così in modo particolarmente vivo il carattere trinitario della vita cristiana, della quale anticipa in qualche modo la realizzazione escatologica a cui tutta la Chiesa tende.

Molte sono, nel Vangelo, le parole e i gesti di Cristo che illuminano il senso di questa speciale vocazione.

(Beato Giovanni Paolo II, Vita Consacrata, nº 14)

Siate ciò che ricevete e ricevete ciò che siete

giovanni-paolo-ii-eucaristiaL’Eucaristia costituisce il momento culminante nel quale Gesù, nel suo Corpo donato e nel suo Sangue versato per la nostra salvezza, svela il mistero della sua identità ed indica il senso della vocazione d’ogni credente. Il significato della vita umana è, infatti, tutto in quel Corpo ed in quel Sangue, poiché da essi sono giunti a noi la vita e la salvezza. Con essi deve, in qualche modo, identificarsi l’esistenza stessa della persona, la quale realizza se stessa nella misura in cui sa farsi, a sua volta, dono per gli altri.

Nell’Eucaristia tutto questo è misteriosamente significato nel segno del pane e del vino, memoriale della Pasqua del Signore: il credente che si nutre di quel Corpo donato e di quel Sangue versato riceve la forza di trasformarsi a sua volta in dono. Come dice sant’Agostino: “Siate ciò che ricevete e ricevete ciò che siete” (Discorso 272, 1: Nella Pentecoste).

Nell’incontro con l’Eucaristia alcuni scoprono di essere chiamati a diventare ministri dell’Altare, altri a contemplare la bellezza e la profondità di questo mistero, altri a riversarne l’impeto d’amore sui poveri e i deboli, ed altri ancora a coglierne il potere trasformante nelle realtà e nei gesti della vita d’ogni giorno. Ciascun credente trova nell’Eucaristia non solo la chiave interpretativa della propria esistenza, ma il coraggio per realizzarla, sì da costruire, nella diversità dei carismi e delle vocazioni, l’unico Corpo di Cristo nella storia.

(Beato Giovanni Paolo II, Messaggio per la giornata di preghiera per le vocazioni, 14 Maggio 2000)

“La terra ha veduto il suo Salvatore”.

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La terra ha veduto il suo Salvatore“.

Oggi, Natale del Signore, viviamo fino in fondo
la verità di queste parole: la terra ha veduto il suo Salvatore.
L’hanno visto per primi i pastori di Betlemme
che, all’annuncio degli angeli,
si affrettarono con gioia verso la povera grotta.
Era notte, notte carica di mistero.
Che cosa si presentò ai loro occhi?
Un Bambino deposto in una mangiatoia,
con accanto premurosi Maria e Giuseppe.
Videro un bambino ma, illuminati dalla fede,
riconobbero in quella fragile creatura il Dio fatto uomo,
e gli offrirono i loro poveri doni.
Diedero così inizio, senza rendersene conto,
a quel canto di lode all’Emmanuele,
Dio venuto ad abitare tra noi,
che si sarebbe esteso di generazione in generazione.
Cantico gioioso, che è patrimonio di quanti, quest’oggi,
si recano spiritualmente a Betlemme,
per celebrare la nascita del Signore,
e lodano Dio per le meraviglie da Lui compiute.
Anche noi ci uniamo a loro con fede
in questo singolare incontro di lode
che, secondo la tradizione, si rinnova ogni anno a Natale,
qui, in Piazza San Pietro, e che si chiude con la benedizione,
che il Vescovo di Roma imparte Urbi et Orbi:

Urbi, cioè a questa Città che, grazie al ministero
dei santi apostoli Pietro e Paolo,
ha “visto” in modo singolare
il Salvatore del mondo.

Et Orbi, cioè al mondo intero,
in cui si è diffusa largamente
la Buona Novella della salvezza,
giunta ormai fino agli estremi confini della terra.
La gioia del Natale è così divenuta
patrimonio di innumerevoli popoli e nazioni.
Davvero, “tutti i confini della terra
hanno veduto la salvezza del nostro Dio” (Sal 97[98],  3).

 (Beato Giovanni Paolo Magno, Urbi et Orbi, 1997)

Immacolata Concezione

Immacolata concezione1. “Io porrò inimicizia tra te e la donna . . . questa ti schiaccerà la testa” (Gen 3, 15).

Queste parole pronunciate dal Creatore nel giardino dell’Eden sono presenti nella liturgia della festa odierna.

Esse sono presenti nella teologia dell’Immacolata Concezione. Con esse Dio ha abbracciato la storia dell’uomo in terra dopo il peccato originale:

“Inimicizia” tra il tentatore – il fautore del peccato – e la donna.

Questa lotta riempie la storia dell’uomo sulla terra, cresce nella storia dei popoli, delle nazioni, dei sistemi, e infine dell’umanità intera.

Questa lotta raggiunge, nella nostra epoca, un nuovo livello di tensione.

Tu, o Genitrice di Dio, sei in mezzo alla nostra storia. Sei in mezzo a questa tensione.

L’Immacolata Concezione non ti ha escluso da essa, ma ti ha radicato ancor di più in essa.

2. Oggi veniamo, come ogni anno, a te, Madonna di piazza di Spagna, consapevoli più che mai di quella lotta e del combattimento, che si svolgono nelle anime degli uomini, tra la grazia e il peccato, tra la fede e l’indifferenza o addirittura il rifiuto di Dio.

Siamo consapevoli di queste lotte che scuotono il mondo contemporaneo. Consapevoli di quella “inimicizia” che dall’origine ti contrappone al tentatore, a colui che inganna l’uomo dall’inizio, ed è il “padre della menzogna”, il “principe delle tenebre”, e insieme il “principe di questo mondo” (Gv 12, 31).

Tu, che “schiacci la testa del serpente”, non permettere che noi cediamo.

Non permettere che ci lasciamo vincere dal male, ma fa’ che noi stessi vinciamo il male con il bene.

3. O tu, vittoriosa nella tua Immacolata Concezione, vittoriosa con la potenza di Dio stesso, con la potenza della grazia.

Ecco, si china su di te Dio Padre eterno.

Ecco, si china su di te il Figlio, della stessa sostanza del Padre,

Tuo Figlio crocifisso e risorto.

Ecco, ti abbraccia la potenza dell’Altissimo: lo Spirito Santo, il fautore della santità.

L’eredità del peccato ti è estranea.

Sei “piena di grazia”.

Si apre in te il regno di Dio stesso.

Si apre in te il nuovo avvenire dell’uomo, dell’uomo redento, liberato dal peccato.

Che questo avvenire penetri, come la luce d’Avvento, le tenebre che si stendono sulla terra, che cadono sui cuori umani e sulle coscienze.

O Immacolata!

“Madre, che ci conosci, rimani con i tuoi figli”.

Amen.

 (Beato Giovanni Paolo II, Preghiera alla Immacolata Concezione, 8 Dicembre 1984)

Gesù Cristo Re dell’Universo

Oggi la Basilica di San Pietro risuona della liturgia di una solennità insolita (…) la solennità di nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo (…) Cristo è salito sulla croce come un Re singolare: come l’eterno testimone della verità. “Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità” (Gv 18,37). Questa testimonianza è la misura delle nostre opere. La misura della vita. La verità per la quale Cristo ha dato la vita – che ha confermato con la risurrezione – è la fondamentale sorgente della dignità dell’uomo. Il regno di Cristo si manifesta, come insegna il Concilio, nella “regalità” dell’uomo. Bisogna che noi sappiamo, in questa luce, partecipare a ogni sfera della vita contemporanea e formarla (…) ognuno è invitato a misurarsi, in adesione coerente e coraggiosa alle esigenze poste dal Battesimo e dalla Confermazione e confermate dalla partecipazione all’Eucaristia. Chiedo a tutti e a ciascuno di non tirarsi indietro di fronte alle proprie responsabilità. Lo chiedo nella Solennità liturgica di Cristo Re. Cristo, in un certo senso, sta sempre davanti al tribunale delle coscienze umane, come una volta si trovò davanti al tribunale di Pilato. Egli ci rivela sempre la verità del suo regno. E sempre s’incontra, da tante parti, con la replica “che cos’è la verità” (Gv 18,38). Per questo sia egli ancora più vicino a noi. Sia il suo regno sempre più in noi. Ricambiamolo con l’amore al quale ci ha chiamati, e in lui amiamo sempre di più la dignità di ogni uomo! Allora saremo veramente partecipi della sua missione. Diventeremo apostoli del suo regno.

(Giovanni Paolo II, Omelia nella solennità di Cristo Re, 25 novembre 1979)

I genitori sono i primi e principali educatori dei propri figli

genitori sono i primi e principali educatori dei propri figli ed hanno anche in questo campo unafondamentale competenza: sonoeducatori perché genitori. Essi condividono la loro missione educativa con altre persone e istituzioni, come la Chiesa e lo Stato; ciò tuttavia deve sempre avvenire nella corretta applicazione del principio di sussidiarietà. Questo implica la legittimità ed anzi la doverosità di un aiuto offerto ai genitori, ma trova nel loro diritto prevalente e nelle loro effettive possibilità il suo intrinseco e invalicabile limite. Il principio di sussidiarietà si pone, pertanto, al servizio dell’amore dei genitori, venendo incontro al bene del nucleo familiare. I genitori, infatti, non sono in grado di soddisfare da soli ad ogni esigenza dell’intero processo educativo, specialmente per quanto concerne l’istruzione e l’ampio settore della socializzazione. La sussidiarietà completa così l’amore paterno e materno, confermandone il carattere fondamentale, perché ogni altro partecipante al processo educativo non può che operare a nome dei genitori, con il loro consenso e, in una certa misura, persino su loro incarico. (…)

Uno dei campi in cui la famiglia è insostituibile è certamente quello dell’educazione religiosa,grazie alla quale la famiglia cresce come « chiesa domestica ». L’educazione religiosa e la catechesi dei figli collocano la famiglia nell’ambito della Chiesa come un vero soggetto di evangelizzazione e di apostolato. Si tratta di un diritto intimamente connesso col principio della libertà religiosa. Le famiglie, e più concretamente i genitori, hanno libera facoltà di scegliere per i loro figli un determinato modo di educazione religiosa e morale corrispondente alle proprie convinzioni. Ma anche quando essi affidano tali compiti ad istituzioni ecclesiastiche o a scuole gestite da personale religioso, è necessario che la loro presenza educativa continui ad esserecostante ed attiva.

(Giovanni Paolo II, Lettera alle famiglie, 1994)

Riscoprire la profondità mistica del Rosario

“Per l’esigente, ma straordinariamente ricco compito di contemplare il volto di Cristo insieme con Maria, vi è forse strumento migliore della preghiera del Rosario? Dobbiamo però riscoprire la profondità mistica racchiusa nella semplicità di questa preghiera, cara alla tradizione popolare. Questa preghiera mariana nella sua struttura è in effetti soprattutto meditazione dei misteri della vita e dell’opera di Cristo. Ripetendo l’invocazione dell'”Ave Maria”, possiamo approfondire gli eventi essenziali della missione del Figlio di Dio sulla terra, che ci sono stati trasmessi dal Vangelo e dalla Tradizione”.

(Beato Giovanni Paolo II, Udienza Generale, 16 Ottobre 2002)

PREGHIERA DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II PER LA PACE

PREGHIERA DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II
PER LA PACE 

Chiesa greco-ortodossa di Quneitra – Lunedì, 7 maggio 2001

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Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio” (Mt 5, 9). Da questo luogo, tanto deturpato dalla guerra, desidero levare il mio cuore e la mia voce in una preghiera per la pace in Terra Santa e nel mondo. La pace autentica è un dono di Dio. La nostra apertura verso tale dono esige una conversione dei cuori e una coscienza obbediente alla Sua Legge. Col pensiero alle tristi notizie dei conflitti e delle morti che persino oggi giungono da Gaza, la mia preghiera si fa più intensa.

Dio di infinita misericordia e bontà,
con cuore grato oggi ti rivolgiamo una preghiera
in questa terra, in passato percorsa da San Paolo.
Alle nazioni egli ha proclamato la verità che Dio in Cristo ha riconciliato a sé il mondo (cfr 2 Cor 5, 19).
Possa la Tua voce riecheggiare nel cuore di tutti gli uomini e le donne,
mentre li chiami a seguire il cammino di riconciliazione e di pace,
e ad essere misericordiosi così come Tu sei misericordioso.

Signore, Tu annunci parole di pace al tuo popolo
e a coloro che ritornano a te con tutto il cuore (cfr Sal 85, 9).
Ti preghiamo per tutti i popoli del Medio Oriente.
Aiutali ad abbattere i muri dell’ostilità e della divisione
e a edificare insieme un mondo di giustizia e solidarietà.

Signore, Tu crei nuovi cieli e una nuova terra (cfr Is 65, 17).
Affidiamo a Te i giovani di queste terre.
Nei loro cuori essi aspirano a un futuro più luminoso;
rafforza la loro determinazione a essere uomini e donne di pace,
e annunciatori di nuova speranza ai loro popoli.

Padre, Tu fai nascere la giustizia dalla terra (cfr Is 45, 8).
Preghiamo per le autorità civili di questa regione,
affinché ambiscano a soddisfare le giuste aspirazioni della loro gente,
e a educare i giovani alla giustizia e alla pace.
Ispirali a operare generosamente per il bene comune,
a rispettare la dignità inalienabile di ogni persona umana
e i diritti fondamentali, che traggono origine
nell’immagine e nella somiglianza del Creatore,
impressa su ogni essere umano.

In modo particolare preghiamo per i responsabili di questa nobile terra di Siria.
Concedi loro saggezza, lungimiranza e perseveranza;
che essi non cedano mai allo scoraggiamento nel loro impegnativo compito
di edificare la pace duratura a cui tutti i popoli anelano.

Padre Celeste,
in questo luogo che ha visto la conversione dell’Apostolo Paolo,
preghiamo per tutti coloro che credono nel Vangelo di Gesù Cristo.
Guida i loro passi nella verità e nell’amore.
Possano essi essere una cosa sola, così come Tu sei una cosa sola con il Figlio e lo Spirito Santo.
Possano essi recare testimonianza della pace che sorpassa ogni intelligenza (cfr. Fil 4, 7)
e della luce che trionfa sul buio dell’ostilità, del peccato e della morte.

Signore del cielo e della terra, Creatore dell’unica famiglia umana,
preghiamo per i seguaci di tutte le religioni.
Possano essi cercare la Tua volontà nella preghiera e nella purezza del cuore;
possano essi adorarTi e glorificare il Tuo santo nome.
Aiutali a trovare in Te la forza per superare paure e sfiducia,
per far crescere l’amicizia e per vivere insieme in armonia.

Padre Misericordioso,
possano tutti i credenti trovare il coraggio di perdonarsi gli uni gli altri,
affinché tutte le ferite del passato guariscano,
e non siano un pretesto per ulteriori sofferenze nel presente.
Possa ciò realizzarsi soprattutto in Terra Santa,
questa terra che hai benedetto con tanti segni della Tua Provvidenza,
e dove Ti sei manifestato come Dio di Amore.

Alla Madre di Gesù, la beata Vergine Maria,
affidiamo gli uomini e le donne che vivono nella terra in cui ha vissuto Gesù.
Seguendo il Suo esempio, possano essi ascoltare la Parola di Dio,
e provare rispetto e compassione per gli altri,
soprattutto per quanti sono diversi da loro.
Possano essi ispirarsi all’unità di cuore e di mente,
operando affinché il mondo sia una vera casa per tutti i suoi popoli!

Salam! Salam! Salam!
Amen!

In conclusione desidero rivolgere una parola di apprezzamento alla Forza Internazionale che è di stanza qui. La vostra presenza è un segno della determinazione della comunità internazionale a essere d’aiuto per rendere più vicino il giorno in cui vi sarà armonia tra i popoli, le culture e le religioni di quest’area. Possa Dio Onnipotente proteggervi e sostenere i vostri sforzi!