Vangelo della Vita

“Cari fratelli e sorelle, guardiamo a Dio come al Dio della vita, guardiamo alla sua legge, al messaggio del Vangelo come a una via di libertà e di vita. Il Dio Vivente ci fa liberi! Diciamo sì all’amore e no all’egoismo, diciamo sì alla vita e no alla morte, diciamo sì alla libertà e no alla schiavitù dei tanti idoli del nostro tempo; in una parola diciamo sì a Dio, che è amore, vita e libertà, e mai delude, a Dio che è il Vivente e il Misericordioso”.

(Papa Francesco, Giornata Evangelium Vitae, 16 Giugno 2013)

“Il Creatore ha affidato la vita dell’uomo alla sua responsabile sollecitudine, non perché ne disponga in modo arbitrario, ma perché la custodisca con saggezza e la amministri con amorevole fedeltà. Il Dio dell’Alleanza ha affidato la vita di ciascun uomo all’altro uomo suo fratello, secondo la legge della reciprocità del dare e del ricevere, del dono di sé e dell’accoglienza dell’altro. Nella pienezza dei tempi, incarnandosi e donando la sua vita per l’uomo, il Figlio di Dio ha mostrato a quale altezza e profondità possa giungere questa legge della reciprocità. Con il dono del suo Spirito, Cristo dà contenuti e significati nuovi alla legge della reciprocità, all’affidamento dell’uomo all’uomo. Lo Spirito, che è artefice di comunione nell’amore, crea tra gli uomini una nuova fraternità e solidarietà, vero riflesso del mistero di reciproca donazione e accoglienza proprio della Trinità santissima. Lo stesso Spirito diventa la legge nuova, che dona ai credenti la forza e sollecita la loro responsabilità per vivere reciprocamente il dono di sé e l’accoglienza dell’altro, partecipando all’amore stesso di Gesù Cristo e secondo la sua misura”.

(Beato Giovanni Paolo II, Evangelium Vitae, nº 76).

Cristo, Verbo incarnato, ci “ha amati con un cuore d’uomo”

Al reverendo padre Peter-Hans Kolvenbach,
Preposito generale della Compagnia di Gesù.

istituto_verbo_incarnatoNel corso del mio pellegrinaggio a Paray-le-Monial, ho voluto venire a pregare nella cappella dove si venera la tomba del beato Claude La Colombière. Egli fu “il servitore fedele” che, nel suo amore provvidenziale, il Signore ha dato a santa Marguerite-Marie Alacoque come direttore spirituale. Fu così che egli fu indotto, per primo, a diffondere il suo messaggio. In pochi anni di vita religiosa e di intenso ministero, egli si rivelò un “figlio esemplare” della Compagnia di Gesù alla quale, secondo la testimonianza della stessa santa Marguerite-Marie, Cristo aveva affidato l’incarico di diffondere il culto del suo cuore divino.

So con quale generosità la Compagnia di Gesù ha accolto questa mirabile missione e con quale ardore essa ha cercato di adempierla nel miglior modo possibile nel corso degli ultimi tre secoli: ma desidero, in questa occasione solenne, esortare tutti i membri della Compagnia a promuovere con maggior zelo ancora tale devozione che risponde più che mai alle attese dei nostri tempi.

Infatti, se il Signore ha voluto nella sua Provvidenza che agli albori dei tempi moderni, nel XVII secolo, partisse da Paray-le-Monial un potente impulso a favore della devozione al cuore di Cristo, nelle forme indicate nelle rivelazioni ricevute da santa Marguerite-Marie, gli elementi essenziali di tale devozione appartengono dunque in modo permanente alla spiritualità della Chiesa nel corso della sua storia, poiché fin dal principio la Chiesa ha rivolto il suo sguardo al cuore di Cristo trafitto sulla croce da cui sgorgano sangue e acqua, simboli dei sacramenti che costituiscono la Chiesa; e, nel cuore del Verbo incarnato, i Padri dell’Oriente e dell’Occidente cristiano hanno visto il principio dell’intera opera della nostra salvezza, frutto dell’amore del divino Redentore il cui cuore trafitto è un simbolo particolarmente espressivo. Il desiderio di “conoscere intimamente il Signore” e di “intrattenere un colloquio” con lui, cuore a cuore, è caratteristica – grazie agli esercizi spirituali – del dinamismo spirituale e apostolico ignaziano, totalmente al servizio dell’amore al cuore di Dio.

Il Concilio Vaticano II, mentre ci ricorda che Cristo, Verbo incarnato, ci “ha amati con un cuore d’uomo”, ci assicura che “il suo messaggio lontano dallo sminuire l’uomo, serve al suo progresso infondendo luce, vita e libertà e, all’infuori di esso, niente può soddisfare il cuore dell’uomo” (Gaudium et Spes, 22, 21). Dal cuore di Cristo, il cuore dell’uomo impara a conoscere il senso vero e unico della sua vita e del suo destino, a comprendere il valore di una vita autenticamente cristiana, a guardarsi da certe perversioni del cuore umano, a unire all’amore filiale verso Dio, l’amore del prossimo. Così – ed è questa la vera riparazione chiesta dal cuore del Salvatore – sulle rovine accumulate dall’odio e dalla violenza, potrà essere costruita la civiltà dell’amore tanto desiderato, il regno del cuore di Cristo.

Per questi motivi, desidero vivamente che proseguiate con una azione perseverante la diffusione del vero culto del cuore di Cristo, e che siate sempre pronti a offrire un contributo efficace ai miei fratelli nell’episcopato al fine di promuovere ovunque questo culto preoccupandovi di trovare i mezzi più adeguati per presentarlo e per praticarlo, affinché l’uomo di oggi, con la propria mentalità e sensibilità, vi scopra la vera risposta ai suoi interrogativi e alle sue attese. Come l’anno scorso, in occasione del congresso dell’Apostolato della preghiera, vi avevo affidato particolarmente quest’Opera strettamente legata alla devozione al Sacro Cuore, anche oggi nel corso del mio pellegrinaggio a Paray-le-Monial, vi chiedo di compiere tutti gli sforzi possibili per adempiere sempre meglio alla missione che Cristo stesso vi ha affidato; la diffusione del culto del suo cuore divino.

Gli abbondanti frutti spirituali che ha prodotto la devozione al cuore di Gesù sono ampiamente riconosciuti. Esprimendosi soprattutto con la pratica dell’ora santa, della confessione e della comunione nei primi venerdì del mese, essa ha contribuito a spronare generazioni di cristiani a pregare di più e a partecipare più di frequente ai sacramenti della Penitenza e dell’Eucaristia. Sono vie che è auspicabile proporre ancora oggi ai fedeli.

Che la protezione materna della Beata Vergine Maria vi assista: fu in occasione della festa della Visitazione che tale missione vi fu affidata nel 1688 e nella vostra opera apostolica, sia per voi di sostegno e conforto la benedizione apostolica che impartisco di cuore a tutta la Compagnia di Gesù, da Paray-le-Monial!

From: vatican.va